DAY OF THE LORDS

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Ecco la stanza, il principio di tutto
Nessun bel ritratto, solo lenzuola sui muri
Ho visto le notti, piene di giochi cruenti e dolore
E i corpi erano vivi, i corpi erano vivi
Dove finirà? Dove finirà?

Questi sono gli amici che hai avuto
Dall’infanzia all’adolescenza
Che ti hanno pungolato, esigendo prove ulteriori
E’ acuto il dolore della rinuncia,
Può davvero distruggerti
Distorto e sottile com’è, distorto e sottile
Dove finirà? Dove finirà?

Ecco l’auto sul ciglio della strada
Nulla è fuori posto, tutti i finestrini chiusi
Credo che tu avessi ragione,
Quando chiacchieravamo al caldo
Per i deboli non c’è posto,
Nessun posto per i deboli
Dove finirà? Dove finirà?

Ecco la stanza, il principio di tutto
Attraverso l’infanzia, attraverso l’adolescenza
Ricordo tutto
Oh, ho visto notti piene di giochi cruenti e di dolore
E i corpi erano vivi, i corpi erano vivi
I corpi erano vivi
Dove finirà? Dove finirà?

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INSIGHT

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Dico che i vostri sogni finiscono sempre
Non si innalzano ma deperiscono
Eppure non ci faccio più caso
Ho perso la voglia di volere di più
Non sono affatto spaventato
Li osservo mentre crollano tutti
Ma ricordo quando eravamo giovani

Quelli dal temperamento distruttivo
Il loro senso dello stile e del buon gusto
Per rassicurarvi di essere nel giusto
Ehi, non sapevate di essere nel giusto?
Non sono più spaventato
Tengo gli occhi sulla porta
Ma ricordo…

Lacrime di tristezza per voi
Altre grandi novità per voi
Rispecchiano un attimo fuggente
Uno speciale attimo fuggente
Si, abbiamo sprecato tempo
Ci mancava il tempo
Ma ricordiamo quando eravamo giovani
E attenti a voi angeli di Dio
E attenti a voi giudici,
Figli del caso, abbiate molta cura
Di tutti coloro che non sono qui
Non sono più spaventato
Oh, non sono più spaventato

“Unknown Pleasures”: le mille forme di un mito

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Ci sono immagini che, volenti o nolenti, diventano proprietà dell’immaginario collettivo e in breve si trasformano in vere e proprie icone. Le immagini-simbolo sono materiale che si presta ad essere plasmato in mille forme, dalla moda, alla street art, dai tatuaggi ai mash up più o meno ironici elaborati in photoshop come se riverberassero un’energia che non accenna a diminuire ma anzi si rafforza con il passare del tempo.

Una di queste immagini è senz’altro l’artwork della copertina di Unknown Pleasures dei Joy Division. La sua forza attinge dal carisma di Ian Curtis e dall’impatto musicale che la band di Manchester ha avuto con quel primo e sorprendente lavoro ma si spinge oltre, nei territori dell’iconografia leggendaria a cui molti danno un personalissimo contributo in una specie di continua rielaborazione creativa opensource. Il mito di Unknown Pleasures viaggia molto sulle magliette e moltissimo su tumblr, il social network che predilige le immagini, ed è oggetto di consacrazione e dissacrazione da parte di artisti e grafici. Per i puristi di Ian Curtis e co. può essere seccante veder riprodotta quell’immagine anche su un paio di scarpe alla moda ma è inutile prendersela più di tanto. Il suo riverbero è potente, forse perché, ci piace pensare, pulsa ancora oggi dell’energia delle delle stelle. Vi spieghiamo perché e vi proponiamo un excursus sacro/profano sulla sua moltiplicazione.

Esattamente 34 anni fa, nel giugno del 1979, i Joy Division pubblicano l’album d’esordio Unknown Pleasures. Sulla copertina nera si staglia una misteriosa immagine bianca. Niente altro.

L’artwork è dell’art director inglese Peter Saville, co-fondatore della storica Factory Records e creatore di famose copertine per New Order, Roxy Music, Pulp e molti altri ancora.

L’immagine originale, proposta insieme ad altre dalla band, proviene dalla Cambridge Encyclopedia Of Astronomy. Casomai foste interessati c’è anche chi, come Adam Capriola, ha condotto una lunga e approfondita ricerca per verificare se fosse coperta da copyright.

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Come spiega Saville in questo interessante video sulla creazione della copertina, si tratta di un grafico comparato delle frequenze del segnale proveniente da una pulsar o stella di neutroni. In particolare dalla prima pulsar scoperta, la CP1919.

 

In una intervista al Guardian Saville aggiunge: «è un’immagine sia tecnica che sensuale. È tesa come la batteria di Stephen Morris ma è anche fluida: molti sono convinti che rappresenti il battito del cuore». Nel 2007 l’album viene ristampato aumentando la già inesauribile forza evocativa e virale della sua copertina.

03 luglio 2013

© Chiara Calpini